Il Mediterraneo pretesto e ambiguità.

 

è il luogo scelto da Sandro Galli per la sua recente rotta artistica.

Più che un mare, è l’idea di un mare, la cui doppia natura confonde e sottrae ogni ragionevole sintesi.

E’ circondato da terre, è terra bagnata dal mare; non si è ancora consumato il ricordo della partenza che già una traccia di isola, un barlume di luce, un profilo fermo, presuppongono l’arrivo : euforia, inquietudine, rifugio ... Mare chiuso, ma con approdi non facili: isola di mare a cui arrendersi, come un’ Atlantide riemersa e nascosta nella propria testa, a cui riapprodare e da cui uscire per fermare immagini, racconti minimali protetti da cornici e, qualche volta, anche da vetro.

Il quadro è come un’isola, come un portolano, una carta dove .. questioni di mare e di terra, forme dell’uno e dell’altra, reciproche relazioni ... conoscenze ed esperienze: lo spazio e la concezione spaziale, 11 mondo e la visione del mondo ... si compongono

Il Mediterraneo di Sandro Galli è come un’ essenza di origine, un’acqua da attraversare dimenticando certezze e codificazioni, un’aria (non solo quella dipinta sopra il mare) come prova di sfida dove si fa volare e volano i suoi oggetti feticcio : colori, pennelli, origami a forma di aeroplano, carte da gioco, sigarette. Come tutti gli artisti, se si vuol seguire la metafora, è un po’ contrabbandiere, un provocatore smisurato che riesce ad orientarsi ma a disorientare, elaborando, nei suoi quadri, angosce divertite e tragedie leggere, come se non prendesse sul serio quelle sue storie di vita che pungono ancora.

Mentre penso ai quadri legati al tema del viaggio - il dentro e il fuori in treni, auto, aeroplani - ho in mente anche i viaggi dello sguardo, quelli che trasportano così in alto, vertigine ed emozione, da sfilare, ad alta velocità, con una barca inclinata su un mare verde, mentre in cielo si scontrano uccelli, anche di carta. E poi i nostri paesi di costa, umanizzati da oggetti solo ~ apparentemente estranei. Necessari perché aggiungono un supplemento di anima che rende il vero estetico più vero di quello di natura. Quello che ormai vive solo nelle città dei pittori. Sandro Galli nella pulizia metafisica delle sue tele, dove ogni geometria formale viene spiri-tualizzata per aprire ai tanti significati e alle tante letture, ha spesso tinto l’azzurro, colore dei poeti e dei bambini, in scenari talvolta scanditi da replicati profili di monti che apro-no, a modo loro, su un infinito di marca ungarettiana.

In questa prospettiva di dichiarata solitudine, pochi segni e, come firma dell’artista, il solito ricorrente graffio : gioco e ironia insieme, un manico di ombrello colorato, un’ape

 

Aprile 1997

Giovanna Riu